
PALERMO – Ricorda i suoi martiri per la trentatreesima volta, la città di Palermo. In via D’Amelio oggi è stato il 19 luglio dei giovani, con più di mille ragazzi davanti al luogo dove esplose la Fiat 126 imbottita di tritolo.
Il popolo delle agende rosse ancora una volta si è ritrovato per chiedere giustizia e verità, per chiedere di conoscere i mandanti della strage. Alle 16,58 un migliaio di persone ha alzato il braccio impugnando l’agenda rossa senza esitazione per gridare la loro voglia di legalità, il desiderio di fugare ogni ombra su quanto è accaduto il 19 luglio del 1992.
Chi ha scelto di esserci in via D’Amelio accanto a Salvatore Borsellino, il fratello del magistrato ha una sola richiesta: poter finalmente consegnare alla storia una ferita che non è ancora chiusa. Dopo il silenzio la banda ha suonato l’inno di Mameli e Salvatore Borsellino dal palco ha scandito i nomi delle vittime.
Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Agostino Catalano. La verità sul 19 luglio del 1992 è ancora tutta da scrivere: non si conoscono i mandanti, non si conosce chi decise di eliminare Borsellino. La procura di Caltanissetta cerca di fare luce sul pesante depistaggio che ha tenuto lontana la verità per tanti, troppi anni. Depistaggi, omissioni, negligenze che arriverebbero fino all’allora procuratore nisseno Tinebra e al capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera.
Il canovaccio delle commemorazioni istituzionali è rimasto lo stesso degli anni scorsi. Per ricordare Borsellino, è arrivato a Palermo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “Il colpo finale alla mafia arriverà quando ci sarà una condivisione dal punto di vista culturale della necessità di combattere ogni forma di prevaricazione e di violenza – ha detto Piantedosi – serve continuare in maniera incrollabile questa battaglia e poi cogliere qualche spunto che ci viene anche dalla memoria di casi come quelli a cui abbiamo assistito. In fondo questi eroi di cui si celebra la memoria sono persone che innanzitutto hanno lanciato un messaggio culturale, cioè di voler combattere l’illegalità e la mafia anche sapendo a cosa si andava incontro”.
A Palermo c’era anche la presidente della commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo. Entrambi hanno partecipato alla commemorazione all’ufficio scorte della caserma Lungaro in cui il cappellano della polizia ha proposto un percorso di beatificazione per Borsellino, esattamente come è stato fatto per un altro giudice siciliano, Rosario Livatino.
Nel pomeriggio la protagonista è stata via D’Amelio dove, in ritardo di mezz’ora rispetto al minuto di silenzio, è arrivata la segretaria del Pd Elly Schlein. In via D’Amelio, nel pomeriggio, il tradizionale incontro organizzato dalle Agende rosse di Salvatore Borsellino, il fratello del giudice Paolo. Alle 20.30 la fiaccolata promossa dai giovani della destra con Arianna Meloni, i ministri Andrea Abodi e Luca Ciriani, oltre al deputato Giovanni Donzelli.